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sabato 9 maggio 2015

L'amore al tempo delle calamite.

In fisica, un polo magnetico è una porzione di spazio caratterizzata da un flusso, il quale può essere entrante (sud) oppure uscente (nord). Legge vuole che ogni polo sia sempre accoppiato al proprio opposto, in una configurazione nota come "dipolo magnetico", un modello nel quale le due cariche magnetiche si trovano a essere rigidamente connesse.
Fateci caso; la scienza non piace a nessuno se non fino a quando diventa un funzionale terreno epistemologico entro cui fomentare profonde e tormentate speranze rispetto ad argomenti che interessano fortemente. Uno di questi è l'amore. Oggi desidero schierarmi contro l'abuso del motto "gli opposti si attraggono", non tanto perché sia falso bensì poiché parzialmente vero.
Cominciamo dalle distinzioni banali, quelle che per la maggiore piacciono ai deboli di spirito, inscrivendo le coppie nel panorama dell'animale uomo (onde evitare incresciosi fraintendimenti su quanto possano essere verosimili incroci di altra natura). Uomo-Donna va bene, è il Senior degli opposti. Tutto il resto è noia perché ancora nessuno è riuscito a risolvere l'arcano di "buchi" mancanti da un lato e "buchi" in eccesso dall'altro. Bianco-Nero (grigiognolo, marroncino e tutte le sfumature che preferite) già inizia a non andare; il perché è incerto, forse dovuto a discromatopsia congenita. Vecchio-Giovane questo piace, eccome se piace! Specialmente a chi preferisce pensare che sia meglio sentirsi giovani da vecchi anziché vecchi da giovani. Ricco-Povero questo è un dilemma; sono infatti troppe le variabili da considerare. Con Bello-Brutto raggiungo l'apice della banalità e, sincera, non saprei nemmeno cos'altro aggiungere. Ah sì! Che la questione è soggettiva, e me ne lavo le mani.
Addentrandosi nelle distinzioni più sottili, poi, è possibile strutturare una pressoché infinita gerarchia di combinazioni utilizzando il sempre caro concetto di "carattere". Di primo acchito, verrebbe da chiedere se le persone si riferiscano al temperamento oppure alla personalità e, di conseguenza, se parlino di biologia oppure di psicologia e, di conseguenza ancora, se siano consapevoli di ciò che dicono oppure ingranino la quinta per sentito dire o per partito preso. Diventa così difficile divincolarsi in un tale marasma di specificazioni a matrioska che forse sarebbe una saggia decisione dedicare parte delle proprie risorse ad attività meno impegnative. Non so, fare m'ama-non-m'ama con le margheritine, per esempio.
Nella patologia, invece, accade qualcosa di bizzarro, a tratti inspiegabile. Uno tra i casi che più fa riflettere, una questione forse dovuta al fatto che possieda una componente non indifferente di "volersi fare del male", coinvolge le due polarità fobiche: i dipendenti da un lato e gli autonomi dall'altro. I primi compensano ciò che è mancato ai secondi e i secondi ciò che è mancato ai primi. L'attrazione è intensa e la fase d'innamoramento è complessa; il rischio è che sul lungo periodo i due partner finiscano per lanciarsi i piatti anche durante il sonno. L'ideale prototipo di amore fatale.
Potremmo dibattere proficuamente trovando molti altri esempi, eppure il cuore pulsante dell'intera questione pare risieda, in modo trasversale a qualsivoglia caso, nella temporalità. L'attrazione inizia e si conclude in un tempo finito, sfociando in unione nell'amore o in dissoluzione dell'amore. Del resto, da nessuna parte è scritto che due magneti debbano rimanere per sempre connessi, almeno non fino a quando un movimento esterno eserciti una lieve pressione che arrivi a disgiungerli.
Forse è quanto accade a tutti quegli opposti che si attirano; per un breve periodo, finché amore non li separi.

venerdì 25 ottobre 2013

Che dolori, il senso comune.

Di seguito, alcuni proverbi di matrice nazional-popolare. Tema: la pazzia. Li ho suddivisi per associazione d'idee. I completamenti sono brevi considerazioni di petto, senza troppo ragionare su significati più o meno sottesi. Il risultato? Piuttosto bislacco.
1. Pazzia-saggezza.
  • A pazzo relatore, savio ascoltatore. Perché le parole sono importanti. Ancor meglio se taciute. 
  • Non è sempre savio chi non sa esser qualche volta pazzo. Dev'essere una bella storia, la flessibilità. 
  • Pazzo per natura, savio per scrittura. Quanti ne conosci che dovrebbero il loro equilibrio alla penna?
  • Quando non dice niente, non è dal savio il pazzo differente. Azzecchiamo i momenti sbagliati per intervenire; falliamo i momenti giusti per ammutolire. 
  • Vi sono dei matti savi, e dei savi matti. E dei matti-matti ma savi-savi.
2. Paragone pazzia-fanciullezza/buffonaggine.
  • Ai pazzi ed ai fanciulli, non si deve prometter nulla. Tanti dicono anche alle donne. Immagina allora un pazzo fanciullo femmina. 
  • I matti ed i fanciulli hanno un angelo dalla loro. Ed un demone dalla nostra.
  • I pazzi e i fanciulli possono dire quello che vogliono. E' ciò che non vogliono dire quello a cui bisognerebbe prestare attenzione. 
  • Pazzi e buffoni hanno pari libertà. La non-stupidità. 
3. Definitorio.
  • Ai pazzi si dà sempre ragione. Quando non accade, tranquillo, che vengono a prendersela. 
  • Basta un matto per casa. E come ci rimane in piedi, se costituita da un unico ed incompleto mattone? Rimpiangiamo i muri di una volta. 
  • Chi nasce matto non guarisce mai. Diffidare da chi nasce, cresce e vive da guarito, poiché muore da malato. 
  • Con i matti non ci son patti. E chi te li ha chiesti!
  • Testa di pazzo non incanutisce mai. Me ne verrebbe una, ma soprassiedo.
4. Vita relazionale.
  • Alle barbe dei pazzi, il barbiere impara a radere. Per una volta, soli uomini. 
  • Loda il pazzo e fallo saltare, se non è pazzo lo farai diventare. Loda il fallo e, se lo fai saltare, pazzo lo farai diventare.
  • Un pazzo ne fa cento. Li cerco all'infuori oppure sono tutti rannicchiati nella sua mente?
5. Evitamento.
  • Chi fugge un matto, ha fatto buona giornata. Un matto ti fugge per migliorarsi il quotidiano. 
  • Chi non crede di esser matto, è matto davvero. Adesso, tutti pensano di avere qualcosa fuori posto perché va di moda. 
  • Non mettere il rasoio in mano a un pazzo. Non se chirurgo di professione, almeno.
6. Generico.
  • I pazzi crescono senza annaffiarli. Da soli, senza sole. 
  • La roba dei pazzi è la prima ad andarsene. Avevo un prezioso tanto carino, una volta. 
  • Non ci fu mai frettoloso che non fosse pazzo. Non che i ritardatari siano meglio. Sballati sono i ritmi circadiani. 
  • Non è mai gran gagliardia, senza un ramo di pazzia. In questo caso vi fa comodo, eh?
  • Non tutti i pazzi stanno al manicomio. Non tutti i sani ne stanno al di fuori. 
  • Se la pazzia fosse dolore, in ogni casa si sentirebbe stridere. Se posi l'orecchio, sentirai che sono le urla ad ottundere lo stridio. 
  • Tutti del pazzo tronco abbiamo un ramo. Le foglie come le devo considerare? Pensieri che cambiano colore e posizione a seconda delle stagioni?
7. Agire.
  • Non tutti i matti rompono i piatti. Certo che no; personalmente preferisco i bicchieri. 
  • Ogni matto fa il suo atto. A dispetto dei sani, però, privo di trucco o mascheramento. 
  • Ogni pazzo vuol dar consiglio. Contrariamente, non saremmo in coda per diventare psicoterapeuti. 
  • Pazzo è colui che bada ai fatti altrui. Da buon voyeur, poiché guardarsi non è tanto appagante.