Se c'è un qualcosa che mi fa soffrire, nel concetto di latenza, è la ricerca gretta e disperata di giustificazione. Perché di quiii, poiché di lààà. Ora, dovete scusarmi. Da quanto sarà che non scrivo? Il fatto è che ho iniziato la Magistrale e, vivendo altrove, ho una casa a cui non posso far mancare lo stretto necessario affinché possa definirla tale. In più, devo alimentare il tentativo di tenere in piedi una vita sociale, evitando che i paper si accumulino intasando dropbox. Inoltre, ho così tante idee a cui non sono in grado di dare forma in modo indipendente! Ecco perché trovo davvero poco tempo da dedicare al blog e, di ciò, me ne dispiaccio (faccina triste).
In questi tempi poi, ho raffinato la tecnica del dare coerenza a questioni, anzi, suggestioni, che di logicità apparente non sembrano averne. Mi sono oltremodo specializzata e, che ci si creda oppure no, le persone sono felici e tacitamente ringraziano per aver trovato il fessacchiotto a cui delegare il compito. Vuoi essere buono, ma tanto, per Natale? Risolvi le contraddizioni nell'aere. Mmmh, dicevo. Ho così tante idee, un po' a casaccio, e sono in tal modo costipata da non riuscire a svilupparle singolarmente, che muoio dall'impulso di gettarle nel pentolone, farle bollire mescolando a tratti ed aspettare di gustare quello che ne verrà. Io non mi sbilancerei, sul risultato. Ciò che invece farei, per il processo. Hai presente da bambino, quando al ristorante creavi la pozione per la mamma, unendo il ketchup alla maionese all'olio ai grissini al sale allo zucchero al tovagliolo al cameriere alla coca-cola? Perfetto, meglio limitarsi alla meraviglia del fare che non del considerare. A proposito di cibo, mi piacerebbe giungere alla comprensione ultima del perché nessuna coppia sia mai "quel tipo di coppia". Un dilemma alquanto fastidioso quello che si propone quando nella prototipica occasione del dover fare il terzo, o il quinto, ad una cena, senti dire "non preoccuparti, noi non siamo così". Così come? Così peggio delle più bieche limonaie d'inverno? Il perché sia una frase tipicamente femminile, poi, apre a due considerazioni. O il partner vive nella convinzione, mai contraddetta, di fare in realtà parte di "quel tipo di coppia" oppure chi, io? Io ero single, da domani. Rimanendo ottimisti, forse basterebbe sfruttare la variante psicologica del non innescare quella che appare come un'allarmata risposta difensiva allo spiazzante e terribile "non me la sento di reggervi il moccolo" che sputate nell'occhio degli amici. Già in principio, il clima che viene a crearsi non è mica dei più auspicabili. In questo modo mica vi aiutate a superare l'impasse della singletudine. Tuttavia, questo è niente rispetto all'attanagliante mondo delle dinamiche gruppali, in senso letterale. Che poi, tutti i migliori lavorano in gruppo eh, i neuroni in prima linea, però valuterei anche la probabilità che unire le forze possa sottrarre risorse al singolo. Un po' come per quelle poche migliaia di neuroncini dell'area x che si vedono soffiare la preferenzialità di risposta dagli adattamenti compensatori degli ultimi arrivati. Ci potevate pensare anche prima! Dov'è andato a finire il gene egoista che sedimenta in ognuno di noi?
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martedì 15 dicembre 2015
martedì 27 maggio 2014
Il numero due si rallegra di essere singolare.
Furbi gli esseri umani: si raccontano sempre un mucchio di graziose favole che hanno il merito di fare da toppa alle voragini d'incongruenza insite in loro stessi. La mia preferita è senz'altro quella che sostiene che uomini e donne siano fatti (?) per stare insieme. E chi lo dice, la biologia? Ma se non le date mai retta, a 'sta crista di verità incompresa. A meno che non faccia comodo, per l'appunto. Alla luce del raziocinio è evidente come il valore dell'obiettivo comune sia di gran lunga inferiore rispetto al peso conferito agli affari privati. Il conflitto d'interessi tra uomo e donna si configura come una netta linea di demarcazione che, inevitabilmente, scinde ciò che è/ha il maschile da ciò che è/ha il femminile. Alla facciaccia di Jung e dei suoi Anima ed Animus, una concettualizzazione che pur reputando molto romantica e ben costruita comunque non riesco a concepire. Sicuro è che ci sia del maschile nel femminile e viceversa, anche se io preferisco chiamare tali entità Androgeni ed Estrogeni. Ok, forse i termini non sono sognanti come quelli junghiani, ma di certo rendono meglio l'idea. Che poi, cristoiddio, è meravigliosa questa immagine di uomo e donna che incontrano in loro stessi la proiezione del sesso opposto, la cui non-conoscenza genera sconquassamenti nel delicato meccanismo dell'individuazione. C'è però un lieve intoppo poiché questo è un mero desiderio.
Agli uomini non interessano cose stupide come farsi una fotografia con la ragazza, confidare le proprie inquietudini, non dare per certe questioni che non sarebbero scontate nemmeno ai saldi di fine stagione. E le donne mica si preoccupano di sport e motori, di doversi far sopportare dal compagno, di dividere l'infinito in settimane e poi di quantificarne ogni momento trascorso. Se ci fosse del maschile nel femminile e viceversa saremmo tutti più completi ed affini, meno persi nelle battaglie quotidiane off-limits per l'altro, meno concentrati sulle priorità che ci escludono a vicenda. Invece no, si persevera nella domanda "come stai?" e si desiste nell'ascolto della risposta. Il niente la fa da padrone nei dialoghi mentre la morsa della routine attanaglia la rosa dei venti mentale, producendo una sistematica perdita d'orientamento.

Serenità ed entusiasmo diventano così la escort ed il gigolò che ti affanni a trovare, degli accompagnatori spirituali a cui nulla chiedi di materiale se non un fantoccio di vicinanza che, pur sapendo artificioso, pensi riesca ad attutire quell'idea di solitudine che va peregrinando in testa. Ma si sa, la maggior parte delle scorciatoie sono un'arena di fallacie spesso definitive, definenti, definitorie. Allora, che fare? Ed io cosa ne so, ancora non ho scritto in fronte Manuale Delle Risposte. L'unica consapevolezza che detengo è che uomini e donne (ri)cerchino nella diversità gli elementi mancanti dimenticandosi come la complementarietà non sia sufficiente alla pienezza del Noi, che come ad essa serva anche un pizzico di specularità. Del resto, la totalità circoscrive due diversi che convergono e due uguali che divergono.
Furbi gli esseri umani: frequentano sempre i simili che più sono in grado di farli stare da schifo. Tendenza patologico-masochistica? Può ben darsi. D'altra parte, tutti un po' lo siamo. Dipendenti, intendo. E ci piace pure! Contrariamente, sceglieremmo peggio i nostri contatti.
Agli uomini non interessano cose stupide come farsi una fotografia con la ragazza, confidare le proprie inquietudini, non dare per certe questioni che non sarebbero scontate nemmeno ai saldi di fine stagione. E le donne mica si preoccupano di sport e motori, di doversi far sopportare dal compagno, di dividere l'infinito in settimane e poi di quantificarne ogni momento trascorso. Se ci fosse del maschile nel femminile e viceversa saremmo tutti più completi ed affini, meno persi nelle battaglie quotidiane off-limits per l'altro, meno concentrati sulle priorità che ci escludono a vicenda. Invece no, si persevera nella domanda "come stai?" e si desiste nell'ascolto della risposta. Il niente la fa da padrone nei dialoghi mentre la morsa della routine attanaglia la rosa dei venti mentale, producendo una sistematica perdita d'orientamento.

Serenità ed entusiasmo diventano così la escort ed il gigolò che ti affanni a trovare, degli accompagnatori spirituali a cui nulla chiedi di materiale se non un fantoccio di vicinanza che, pur sapendo artificioso, pensi riesca ad attutire quell'idea di solitudine che va peregrinando in testa. Ma si sa, la maggior parte delle scorciatoie sono un'arena di fallacie spesso definitive, definenti, definitorie. Allora, che fare? Ed io cosa ne so, ancora non ho scritto in fronte Manuale Delle Risposte. L'unica consapevolezza che detengo è che uomini e donne (ri)cerchino nella diversità gli elementi mancanti dimenticandosi come la complementarietà non sia sufficiente alla pienezza del Noi, che come ad essa serva anche un pizzico di specularità. Del resto, la totalità circoscrive due diversi che convergono e due uguali che divergono.
Furbi gli esseri umani: frequentano sempre i simili che più sono in grado di farli stare da schifo. Tendenza patologico-masochistica? Può ben darsi. D'altra parte, tutti un po' lo siamo. Dipendenti, intendo. E ci piace pure! Contrariamente, sceglieremmo peggio i nostri contatti.
lunedì 17 febbraio 2014
Partner cerebrali.
Non mi sorprende che il dossier di febbraio di Mente&cervello sia "Amore e desiderio. Ipotesi, scoperte e teorie sulla più universale delle emozioni umane". Trascendendo dalle considerazioni comuni rispetto al senso ed al non-senso del giorno di San Valentino, tra compartecipazione e diniego, ho trovato questo ensemble di articoli di estremo interesse.
Amore e lussuria (Cacioppo, S., Cacioppo, J. T.)
L'interrogativo che apre l'analisi è: quali sono le modalità per mezzo delle quali il desiderio sessuale può contribuire alla durata delle relazioni di coppia?
Dagli albori considerati alla stregua di entità disgiunte, amore e lussuria stanno piano piano emergendo sotto un'altra luce; alcuni studi di neuroimaging, infatti, rivelerebbero l'esistenza di una stretta connessione tra i circuiti cerebrali che soggiaciono a questi due, chiamiamoli, processi. Quello che succede è che alcune microregioni diverse appartenenti alle medesime strutture si attivano sia in concomitanza dell'amore per così dire "spirituale", sia in concomitanza del mero impulso sessuale. Ancora, entrambi i bisogni illuminano quelle che sono le aree cerebrali associate all'euforia, alla gratificazione, alla motivazione ed alla dipendenza. Ciò però non significa che non possano esistere le combinazioni sesso-senza-amore ed amore-senza-sesso, poiché alcuni studi rivelano che il cervello è anche in grado di generare un'entità a scapito dell'altra, avendo queste dei "contrassegni cerebrali" pressoché distinti. Gli emisferi vedono un aumento dell'attività neuronale nel corpo striato, nell'area tegmentale ventrale, nell'insula, nel lobulo parietale inferiore, nella giunzione temporo-parietale, nella corteccia occipito-temporale e nella corteccia prefrontale.
Pertanto, cosa suggeriscono le ricerche? Forse che l'amore a 360 gradi, ovvero quello "appassionato", implichi una stretta sovrapposizione delle basi cognitivo-neurali del desiderio e delle basi cognitivo-neurali dell'amore, qui considerato in termini di vicinanza, supporto e condivisione. Dal testo:
- L'amore, in teoria.
- Il filtro magico.
- Amore e lussuria.
- Il piacere di lei.
- Sesso e disabilità.
Una panoramica che circoscrive le maggiori tematiche indagate dalle scienze umane, di recente a braccetto con le innovative scoperte di matrice neuroscientifica. Snocciolando le varie questioni, i diversi autori s'interrogano sui luoghi comuni così come sulle definizioni di "amore", se possano esistere sostanze che ne alterino i meccanismi, sulla tradizionale distinzione amore/sentimento-desiderio/passione, sulle cause soggiacenti il disturbo d'anorgasmia femminile ed infine rispetto al ruolo degli assistenti sessuali nell'ambito della disabilità. Una carrellata, insomma. Essendo però interessata maggiormente agli sviluppi delle neuroscienze, commenterò soltanto il terzo ed il quarto articolo.
Amore e lussuria (Cacioppo, S., Cacioppo, J. T.)
L'interrogativo che apre l'analisi è: quali sono le modalità per mezzo delle quali il desiderio sessuale può contribuire alla durata delle relazioni di coppia?
Dagli albori considerati alla stregua di entità disgiunte, amore e lussuria stanno piano piano emergendo sotto un'altra luce; alcuni studi di neuroimaging, infatti, rivelerebbero l'esistenza di una stretta connessione tra i circuiti cerebrali che soggiaciono a questi due, chiamiamoli, processi. Quello che succede è che alcune microregioni diverse appartenenti alle medesime strutture si attivano sia in concomitanza dell'amore per così dire "spirituale", sia in concomitanza del mero impulso sessuale. Ancora, entrambi i bisogni illuminano quelle che sono le aree cerebrali associate all'euforia, alla gratificazione, alla motivazione ed alla dipendenza. Ciò però non significa che non possano esistere le combinazioni sesso-senza-amore ed amore-senza-sesso, poiché alcuni studi rivelano che il cervello è anche in grado di generare un'entità a scapito dell'altra, avendo queste dei "contrassegni cerebrali" pressoché distinti. Gli emisferi vedono un aumento dell'attività neuronale nel corpo striato, nell'area tegmentale ventrale, nell'insula, nel lobulo parietale inferiore, nella giunzione temporo-parietale, nella corteccia occipito-temporale e nella corteccia prefrontale.
Pertanto, cosa suggeriscono le ricerche? Forse che l'amore a 360 gradi, ovvero quello "appassionato", implichi una stretta sovrapposizione delle basi cognitivo-neurali del desiderio e delle basi cognitivo-neurali dell'amore, qui considerato in termini di vicinanza, supporto e condivisione. Dal testo:
"L'amore appassionato costruisce sui circuiti neurali per il desiderio, aggiungendo regioni associate con l'attesa di gratificazioni, la formazione di abitudini, la capacità di rappresentazione e controllo del pensiero astratto a quelle associate con remunerazioni per sensazioni e con l'appagamento dei desideri".
Il piacere di lei (Sukel, K.)
L'interrogativo che apre l'analisi è: quale risposta forniscono le neuroscienze rispetto alla difficoltà che molte donne sperimentano nel raggiungere l'orgasmo?
L'anorgasmia, dal DSM inclusa nella categoria delle disfunzioni sessuali, è un disturbo psicogeno che si manifesta nella terza fase del ciclo della risposta sessuale, ovvero un'anomalia che compromette il meccanismo dell'orgasmo. Sono sì presenti il desiderio e l'eccitazione, ma l'orgasmo e la risoluzione sono assenti in modo ricorrente oppure, nel migliore dei casi, ritardati. Intuitivamente, ciò significa che la sessualità non trova né piena espressione né compimento, una difficoltà che causa disagi nonché incomprensioni all'interno della vita relazionale. Nonostante esista una piccola percentuale di uomini che manifesta l'incapacità a raggiungere la "petite mort", le fonti convergono sul fatto che sia una condizione principalmente femminile. Stando ai dati, infatti, meno di un terzo delle donne raggiunge l'orgasmo in modo regolare durante i rapporti d'amore. Di certo, ricercarne le cause non è una cosa facile poiché la multifattorialità degli antecedenti, in psicologia, complica l'opera discriminativa degli scienziati. Tuttavia, se è vero che i meccanismi cerebrali sono alla base di tutti i fenomeni cognitivi, emotivi e comportamentali, perché non iniziare interrogandosi su cosa avvenga nel cervello durante il delicato stadio dell'orgasmo? La strumentazione c'è, i ricercatori anche; manca solo qualcuno che si presti a regalare il proprio orgasmo alla scienza!
L'autrice è una tra questi: soggetto degli studi di Komisaruk e Wise, interessati a determinare il decorso del climax mediante l'identificazione delle aree cerebrali che si attivano durante stimolazione, orgasmo e risoluzione, si è sottoposta ad una "seduta masturbatoria" mentre il magnete della fMRI le scomponeva ed analizzava il cervello. A dati raccolti, il quadro d'interazione tra le regioni coinvolte nei meccanismi dell'orgasmo è tutt'altro che incoraggiante: delle circa ottanta aree distinte evidenziate nelle varie sessioni, solo la corteccia sensoriale risulta essere massivamente coinvolta, poiché sembrerebbe che il decorso dell'orgasmo cominci proprio in quella regione. E cosa dire poi circa il ruolo del lobo frontale, la regione connessa con la pianificazione, il senso di controllo ed il giudizio? Il suo peculiare pattern di scarica potrebbe modulare la buona riuscita dell'intrepida missione? "Spectatoring", signori. "[...] in un certo senso [le connessioni tra polo frontale, aree temporali sensoriali ed aree prossime al tronco associate a remunerazioni] assistono da spettatori a un incontro sessuale, controllando e giudicando invece di viverlo pienamente.". E' singolare notare quanto sia determinante la capacità di accostarsi al sesso privi di aspettative e standard prestabiliti, come a dire "anche per oggi ne esco vincitore" (oppure vinto). Vai a vedere che quel tale aveva tutte le ragioni per sostenere la logica del "famolo strano".
Resterebbe da aggiungere qualche parola rispetto alle funzioni che vengono svolte dai neurormoni nel fragile processo dell'orgasmo, ma... preferisco vengano spesi meglio i dieci minuti che andrebbero dedicati alla lettura. A voi.
L'anorgasmia, dal DSM inclusa nella categoria delle disfunzioni sessuali, è un disturbo psicogeno che si manifesta nella terza fase del ciclo della risposta sessuale, ovvero un'anomalia che compromette il meccanismo dell'orgasmo. Sono sì presenti il desiderio e l'eccitazione, ma l'orgasmo e la risoluzione sono assenti in modo ricorrente oppure, nel migliore dei casi, ritardati. Intuitivamente, ciò significa che la sessualità non trova né piena espressione né compimento, una difficoltà che causa disagi nonché incomprensioni all'interno della vita relazionale. Nonostante esista una piccola percentuale di uomini che manifesta l'incapacità a raggiungere la "petite mort", le fonti convergono sul fatto che sia una condizione principalmente femminile. Stando ai dati, infatti, meno di un terzo delle donne raggiunge l'orgasmo in modo regolare durante i rapporti d'amore. Di certo, ricercarne le cause non è una cosa facile poiché la multifattorialità degli antecedenti, in psicologia, complica l'opera discriminativa degli scienziati. Tuttavia, se è vero che i meccanismi cerebrali sono alla base di tutti i fenomeni cognitivi, emotivi e comportamentali, perché non iniziare interrogandosi su cosa avvenga nel cervello durante il delicato stadio dell'orgasmo? La strumentazione c'è, i ricercatori anche; manca solo qualcuno che si presti a regalare il proprio orgasmo alla scienza!
L'autrice è una tra questi: soggetto degli studi di Komisaruk e Wise, interessati a determinare il decorso del climax mediante l'identificazione delle aree cerebrali che si attivano durante stimolazione, orgasmo e risoluzione, si è sottoposta ad una "seduta masturbatoria" mentre il magnete della fMRI le scomponeva ed analizzava il cervello. A dati raccolti, il quadro d'interazione tra le regioni coinvolte nei meccanismi dell'orgasmo è tutt'altro che incoraggiante: delle circa ottanta aree distinte evidenziate nelle varie sessioni, solo la corteccia sensoriale risulta essere massivamente coinvolta, poiché sembrerebbe che il decorso dell'orgasmo cominci proprio in quella regione. E cosa dire poi circa il ruolo del lobo frontale, la regione connessa con la pianificazione, il senso di controllo ed il giudizio? Il suo peculiare pattern di scarica potrebbe modulare la buona riuscita dell'intrepida missione? "Spectatoring", signori. "[...] in un certo senso [le connessioni tra polo frontale, aree temporali sensoriali ed aree prossime al tronco associate a remunerazioni] assistono da spettatori a un incontro sessuale, controllando e giudicando invece di viverlo pienamente.". E' singolare notare quanto sia determinante la capacità di accostarsi al sesso privi di aspettative e standard prestabiliti, come a dire "anche per oggi ne esco vincitore" (oppure vinto). Vai a vedere che quel tale aveva tutte le ragioni per sostenere la logica del "famolo strano".
Resterebbe da aggiungere qualche parola rispetto alle funzioni che vengono svolte dai neurormoni nel fragile processo dell'orgasmo, ma... preferisco vengano spesi meglio i dieci minuti che andrebbero dedicati alla lettura. A voi.
Franca Rame, da "Sesso? Grazie, tanto per gradire!"
giovedì 30 gennaio 2014
La logica dell'amore strumentale.
Metti il caso che uomini e donne sappiano come comportarsi in una data situazione poiché per ognuna sono stabiliti alcuni precisi canoni d'azione. Questo implica che nell'episodio x io abbia i precetti y, z, t quali norme da applicare e che conducono ad un risultato pressoché certo, nonché noto. In questi casi, quindi un po' in tutti i casi, l'elemento "imprevedibilità" viene eliminato dallo spettro dei possibili fattori di ostacolo al raggiungimento dell'obiettivo prefissato. E questo è, senza dubbio, un bene per la persona che mira al soddisfacimento immediato dei propri bisogni.
Poco tempo fa ho terminato la lettura critica del Kama Sutra, il codice dell'amore indiano che raccoglie molti contributi in materia d'amore (ma non solo) e che derivano da diversi autori dell'antichità. Esso infatti prende in esame le modalità che permettono di diventare un buon cittadino, oltre che ad occuparsi della definizione degli standard che regolamentano la vita di coppia. O meglio, di coppia allargata. Questo perché, non a caso, la cultura indiana è portatrice della pratica della poligamia; volendo specificare, del culto autoalimentantesi della poliginia. L'uomo, pertanto, s'intrattiene con più mogli le quali detengono un pressoché medesimo status: di casta, innanzitutto, ma anche d'istruzione e di predisposizione alla vita di società. Se apparentemente questo può essere considerato un vantaggio nonché "uno spasso", sulla scia del pensar comune, più in profondità non sempre al maschio veicola giovamento, sia dal punto di vista fisico che mentale. L'istituzione del matrimonio impone sì vincoli ed obblighi morali alla donna; tuttavia, le lascia un ampio grado di libertà in termini di scelta intra-relazionale. Dal testo:
Rimarrebbe ancora molto da dire, come sempre accade laddove vengano affrontate letture estremamente stimolanti. Per concludere, non rimane che porsi un interrogativo in grado di circoscrivere e riassumere l'intera riflessione: se amare è "avvertire il simile nel dissimile" (Adorno, 1951), quale insegnamento mai potrebbe rendere la persona in grado di percepire questa sottile discrepanza?
Poco tempo fa ho terminato la lettura critica del Kama Sutra, il codice dell'amore indiano che raccoglie molti contributi in materia d'amore (ma non solo) e che derivano da diversi autori dell'antichità. Esso infatti prende in esame le modalità che permettono di diventare un buon cittadino, oltre che ad occuparsi della definizione degli standard che regolamentano la vita di coppia. O meglio, di coppia allargata. Questo perché, non a caso, la cultura indiana è portatrice della pratica della poligamia; volendo specificare, del culto autoalimentantesi della poliginia. L'uomo, pertanto, s'intrattiene con più mogli le quali detengono un pressoché medesimo status: di casta, innanzitutto, ma anche d'istruzione e di predisposizione alla vita di società. Se apparentemente questo può essere considerato un vantaggio nonché "uno spasso", sulla scia del pensar comune, più in profondità non sempre al maschio veicola giovamento, sia dal punto di vista fisico che mentale. L'istituzione del matrimonio impone sì vincoli ed obblighi morali alla donna; tuttavia, le lascia un ampio grado di libertà in termini di scelta intra-relazionale. Dal testo:
"E' difficile conoscere le donne nel loro vero aspetto, per quanto possano amare gli uomini, o essere indifferenti verso di loro; per quanto possano amarli o abbandonarli o privarli di tutte le ricchezze che possiedono".Tengo a precisare che non è la mia finalità quella di dare all'articolo un'accezione sessista, maschilista o femminista che sia. Limitatamente alla fonte a cui mi riferisco, infatti, e nonostante si presupponga essa implichi un assoggettamento dell'entità donna al volere dell'entità uomo, posso dire di non aver riscontrato eccessive disparità in funzione del genere. Quello che appare essere uno sbilanciamento a favore dell'una oppure dell'altra polarità, in un determinato caso, viene riequilibrato a proprio svantaggio in una situazione prototipica successiva. Sembra che sia proprio questo bilanciamento compensatorio inculcato a suon d'insegnamenti a rendere i rapporti uomo-donna pressoché stabili e duraturi nel tempo. Inoltrandomi nella lettura, mi sono spesso chiesta se una tale modalità di gestione dell'amore non tendesse a frantumare l'ingenuo e spontaneo primo accesso all'esperienza relazionale. Invero, fermo considerando l'amore alla stregua di una delle svariate discipline da apprendere nel corso della maturazione individuale, la concretezza dell'applicazione di norme riesce ad aggiungere un qualcosa di significativo alla concezione di fondo? "Vivere imparati" è realmente funzionale alla persona, in sede d'innamoramento? E pensare che persino un sentimento come la gelosia, viene regolamentato. Dal testo:
"Quando vi sono molte altre mogli oltre lei, la più anziana deve fare amicizia con quella che viene immediatamente dopo di lei per posizione ed età, e deve istigare la moglie che ha per ultima goduto dei favori del marito a litigare con la presente favorita. [...] Qualora accada che la favorita litighi con il marito, la moglie più anziana deve dare ragione a lei, incoraggiandola in modo da far ingrandire il litigio e ogniqualvolta una piccola lite divide i due, ella deve adoperarsi affinché la divergenza acquisti proporzioni sempre più grandi".Di certo, nulla a che vedere con la mia (occidentale) idea di gelosia, la quale non credo sia tanto da intendersi come questione di preteso possesso, bensì di rispetto nei confronti del vincolo mentale che connette due persone. Un patto, se vogliamo, che impegna ad essere mutuamente coinvolti e che regge fino a quando all'uno siano sufficienti il supporto, l'amore e la vicinanza dell'altro.
Rimarrebbe ancora molto da dire, come sempre accade laddove vengano affrontate letture estremamente stimolanti. Per concludere, non rimane che porsi un interrogativo in grado di circoscrivere e riassumere l'intera riflessione: se amare è "avvertire il simile nel dissimile" (Adorno, 1951), quale insegnamento mai potrebbe rendere la persona in grado di percepire questa sottile discrepanza?
martedì 3 settembre 2013
Tutte femministe con l'uomo delle altre.
<<Le molte infedeltà di Minosse irritarono Pasifae a tal punto che essa si vendicò con un'opera di magia: ogni qual volta Minosse si giaceva con un'altra donna, spandeva in lei non il seme, ma uno sciame di scorpioni, millepiedi e serpenti che facevano scempio del ventre della donna.>>
Graves, R., 1963. I Miti Greci. Longanesi, Milano.Sembra avere origini lontane la tendenza delle donne a non colpevolizzare il proprio compagno, quando viene alla luce un'eventuale tresca extra-coppia. Molto più semplice è ritorcersi contro alle cosiddette "amanti", donne la maggior parte delle volte ignare della doppia, tripla o quadrupla vita dell'uomo in questione. Scimmiotto il detto (più o meno infelice lo si consideri) "tutti gay con il c**o degli altri" e lo traspongo perché, a mio avviso, calza a pennello con la situazione prototipica che vado delineando.
Fateci caso, sono davvero poche le donne che all'interrogativo "come ti comporteresti se scoprissi che il tuo compagno ti tradisce con un'altra?" rispondono formulando frasi sulla scia di un "deve solo augurarsi io non sia mestruata quando accadrà". Anzi, a riproporsi, è sempre la medesima argomentazione, che subisce lievi variazioni a seconda del grado di auto-controllo della donna: la colpa è di entrambi ma "gli uomini delle altre si devono lasciar stare". Ottimo; e quindi? Risolvi qualche cosa con tale considerazione una volta che, contrariamente al precetto, il tuo uomo sia stato toccato? Sei di nuovo punto ed a capo; se non, ora, con il viso sporco di lacrime per lui e la rabbiosa vendetta che nutri per lei. Perché è meno lacerante per l'Io riconoscere che un'altra donna possa avere qualità migliori delle mie rispetto al comprendere di aver scelto la persona sbagliata, dopo l'averci pure investito risorse di tempo, denaro ed emozioni. Per l'individuo, in questo caso la donna, votarsi alla vita relazionale è uno tra i compromessi più impegnativi a cui sottostare, nel corso della vita. Il crollo di un legame disintegra in modo inevitabile lo sforzo compiuto con se stessi per l'altro, nella costruzione del "noi", mandando a catafascio i progetti della coppia, ma soprattutto, evidenziando le rinunce del singolo. Ancora, "la tradita" sarebbe poco saggia ad incolpare il proprio compagno poiché ciò implicherebbe l'incolparsi di scelte precipitose e privazioni patite. Ecco allora il rifiuto della propria frustrazione e lo scriteriato assalto alla terza della situazione, la talvolta vittima e talaltra complice, nell'increscioso inganno del tradimento subito. Che importa poi se sono stata soppiantata per caratteristiche che non possedevo, per capriccio oppure per una cascata imprevista di situazioni concatenate, quando quasi posso uscirne vittoriosa. Preservo il "noi" abbattendo la lei di turno, la accuso di aver osato troppo, di aver strutturato un compromesso fasullo con l'uomo sbagliato; di essere scivolata nell'errore che non posso aver compiuto io.
Costruire sui resti è sempre più semplice che non daccapo.
Tutte le donne sono femministe; se non di convinzione ed ideale, lo sono perché la biologia regala loro un organismo tale per cui esperire la condizione donna, in maniera diretta e viscerale. Eppure, quando chiamata in causa, è la dimensione che più si tende a zittire, calpestata dall'identità della coppia uomo-donna, che di sesso, non ne ha.
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