A prescindere dai rapporti familiari, più o meno stabili a seconda del periodo, due sole sono le persone che hanno snocciolato la loro presenza lungo l'intero arco della mia giovinezza; se non fisicamente, di certo a livello d'ininterrotto appiglio alle loro immagini. Un uomo e una donna, gli unici davvero significativi, che hanno impreziosito gli anni consapevoli del mio cammino verso l'età adulta. Seppur con modalità differenti, agendo taciti o palesi, sono riusciti a rendersi presenze irremovibili, cui manco l'allontanamento avrebbe tolto loro il ruolo. A posteriori, è proprio ciò che non mi hanno saputo dare il fattore che m'imbriglia nel ricordo, tutte quelle mancanze che mi costringono ancorata al passato e che ostacolano il mio completo ingresso nella vita relazionale adulta. L'eterna insoddisfazione verso gli uomini, l'assiduo tentativo di costruire legami irrealizzabili, la voglia di scoprire carte e cartine con persone che nemmeno osano prendere parte alla partita. Perché esporsi è pericoloso, ed il rifiuto un cappio attorno al collo dell'intraprendenza. All'alba dei 22, mi conosco; familiare è quest'anelito alla complessità, perennemente a caccia di situazioni capziose, barocche oserei dire. Spesso, mi sembra d'essere un polo d'attrazione, magnete per gli inibiti. Del resto, che gli opposti s'attraggano è vero solo in parte e, specialmente, nella patologia. Per es., un dipendente è quasi sempre sulle tracce di un (tendenzialmente) autonomo, così come un masochista coltiva amore smisurato per il (tendenzialmente) sadico della porta affianco. Ma tra individui "sani", per cui difficili sono classificazioni ed etichettature, il processo s'inacidisce; il diverso veicola ribrezzo, nonostante la biologia tenda a premiare gli individui che più si discostano l'un l'altro, tenendo fede alla di entrambi costituzione genetica.
La verità è che i rapporti importanti lasciati imputridire nell'indifferenza mai s'esauriscono, come le carni, cullati dal tempo che ondeggia tiranno. Bensì, succubi d'un eterno miasma, s'alimentano delle esperienze che ivi sacrifichi per loro, nella morsa d'un potere che stordisce. Come già detto, è preferibile l'assenza all'ambivalenza, poiché prevedibile. E lo sostiene una persona che ha sempre galleggiato nella doppiezza del comportamento altrui, nel non-definito, in quel lasciato intendere di continuo dato per scontato.
Enigmaticità che, di certo, rende chi la manifesta più "misterioso" ed "intrigante", ma al contempo, miete vittime ad ogni incursione nel mondo reale.
