<<In primo luogo la mancanza di fratelli e cugini crea un vuoto sociale nella vita del bambino. [...] La loro assenza si fa risentire nello sviluppo del bambino. Questa è una cosa molto nota agli insegnanti che si accorgono subito se un bambino è figlio unico oppure ha altri fratelli.>>
Venuti, P., 2007. Percorsi evolutivi. Forme tipiche e atipiche. Carocci editore S.p.A., RomaL'autrice sostiene che lo sviluppo equilibrato ed armonico delle competenze (tra cui cognitive e visive, pratiche ed adattive) sarebbe il risultato necessario dell'interazione precoce del bambino con bambini di età simile, all'interno del contesto familiare. Pertanto, il figlio unico si troverebbe a sperimentare la mancanza di scambi sociali importanti e questo influirebbe sul normale sviluppo delle funzioni mentali che permetteranno lui un confronto adattivo con il mondo. Una delle motivazioni fornite è che il bambino, non avendo spazi adeguati e partner di gioco con cui condividere le tappe progressivamente raggiunte, propenderebbe verso attività cognitivo-visive a scapito di attività fisico-motorie. Dal momento che l'utilizzo di una funzione conduce a migliorarne le strategie di messa in atto, capiamo che il risultato è di necessità un bambino "maturo" dal punto di vista delle competenze astratte, ma ancora "scarso" dal punto di vista di quelle concrete. Potremmo quindi trovarci ad interagire con bambini che gestiscono in maniera ottimale il ritmo della conversazione con un adulto da un lato, ma che dall'altro "sono incapaci di allacciarsi una scarpa o saltare una corda".
Da figlia unica, inizialmente, mi sono rivista nella descrizione; ho sempre preferito la televisione, il computer ed un buon libro allo scazzottare con gli amici. Da scienziato, però, devo fare un passo indietro.
Attribuire il divario tra assimilazioni cognitive e pratiche all'esposizione o meno a stimoli contestuali tra pari (ossia il bisogno che ha il bambino di confronti precoci con i pari) mi sembra un poco azzardato. Specialmente in virtù del fatto che un minimo di sviluppo asimmetrico permane anche laddove il contesto interpersonale rispetti le caratteristiche ideali sopra delineate. E' normale, anzi auspicabile, che ognuno sviluppi modalità preferenziali d'approccio alla realtà; ciò che va salvaguardato, se vogliamo, è che vi sia una buona integrazione tra cognitività, affettività ed azione sul circostante. Sbilanciamenti eccessivi sono sì problematici, con effetti di ipertrofia rispetto a determinati stati mentali, ma appare riduttivo soffermarsi ai primi contatti tra pari instaurati dal bambino nel proprio ambiente. Enfatizzo il "tra pari" perché è ovvia l'importanza rivestita nel periodo di infanzia e fanciullezza dall'interazione tra persona in via di sviluppo e caregiver, ma un po' meno vagliata l'ipotesi che tanto sia essenziale la presenza di fratelli oppure cugini per una crescita cognitivo-affettiva e prassica. L'idea è comunque che la vita sociale tra simili cominci molto presto, a partire dai 3 anni con l'ingresso in scuola dell'infanzia, ed in casi sempre maggiori ancor prima. Giusto per attutire il contraccolpo della solitudine da figlio unico, no?!
Io credo siano altre le questioni che interessano in modo più diretto la condizione del figlio unico, una tra queste il carico di aspettative con cui si trova a combattere tutta la vita. Fare molto e molto bene, dove ciò che conta è la performance, pratica o cognitiva che sia, dimensione spesso derubata della componente emozionale.
Titolo di coda. Non ho mai imparato a saltare la corda.
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