martedì 4 giugno 2013

Sulle tracce di Piedino Nero.

Chi è PN. PN è un maialino con una macchietta nera sulla zampa sinistra. L'ambito, ovviamente, non è campagnolo, bensì testistico: capita spesso, in fase di valutazione psicologica, che lo specialista utilizzi alcuni test con l'obiettivo di sondare in maniera più completa ed esaustiva la personalità, nonché il quadro sintomatologico dell'individuo che gli siede dinanzi. Ve ne sono di diverse tipologie, da quelli d'intelligenza a quelli di sviluppo; nel caso di Piedino Nero ci immergiamo nello sfumato panorama dei test proiettivi. Sfumato perché per interpretare le risposte ricevute a poco servono i criteri di standardizzazione, mere cornici entro cui strutturare gli elementi iniziali dell'assessment. Nel proiettivo, le caratteristiche psicometriche si colorano di fragilità e lo psicologo non può contare su manuali che definiscano in dettaglio i criteri esplicativi che possano applicarsi senza distinzioni. In mani poco esperte, è molto facile incorrere nel rischio di "proiettare tanto quanto i nostri pazienti", con il risultato di inficiare i già sensibili dati raccolti. Tuttavia, per chi è figlio di un approccio alla terapia psicodinamicamente orientato, sembra imprescindibile l'utilizzo di tecniche come queste poiché consentirebbero di portare alla luce i contenuti di matrice freudiana tanto esasperati, ovvero le istanze psichiche, le fasi di sviluppo psicosessuale i conflitti e le angosce. Eppure, riesce difficile il potersi fidare di questi test, specialmente nella misura in cui "gli stimoli da essi proposti sono costituiti proprio per cercare di evidenziare questi elementi" (Lis, 1993).
E' come dire: immaginiamo di trovarci in una stanza con al centro un frigorifero vuoto, un fornello e poche stoviglie. Abbiamo una gran fame e ci è consentito di andare a far compere un'unica volta. Prima di uscire, quindi, è necessario decidere cosa cucinare, pianificando la lista degli ingredienti. Nel caso optassi per una pasta al pesto, compererei una bottiglia d'acqua, del sale grosso, un pacco di pasta ed un vasetto di pesto. Così accessoriata, non posso che preparare ciò che ho deciso a priori.
Cosa significa, a mio parere? Significa che se mi pongo un obiettivo (evidenziare un particolare costrutto psicologico o preparare uno specifico piatto) mi devo attrezzare per ottenere quel risultato e nessun altro (rilevare un tratto di nevroticismo o addentare una pennetta con il pesto). Da ciò consegue che caricherò il processo di costruzione (la strutturazione del test o la preparazione degli ingredienti) di aspettative e lì farò convergere tutti i miei sforzi, facendo in modo che i miei prodotti (il test completo o il piatto finito) soddisfino in pieno i punti da cui sono partito.
La proiezione è un'arma pericolosa, non c'è che dire.
Ho scelto Piedino Nero, un test proiettivo tematico per bambini dai 4 ai 12 anni, non tanto per definirne i dettagli formali, bensì perché è uno dei test che mi ha lasciato con più interrogativi aperti. Ad ognuna delle diciassette tavole viene attribuito un nome ed associato un tema specifico che, a seconda della personalità del bambino, può essere o meno accettato. La richiesta è quella di scegliere le tavole che più interessano e di costruirne una storia, le avventure di PN e della sua famiglia. Ad una prima analisi, le tavole selezionate esprimerebbero i contenuti "sinceri", ossia quelli che non sono oggetto di censura, mentre quelle scartate esprimerebbero i contenuti "mascherati", ossia le tendenze represse ed assoggettate alla censura. Attraverso un gioco di sintesi, preferenze, identificazioni ed un'inchiesta finale, tutte le istanze della personalità verrebbero invogliate a reagire alla situazione target, in modo tale vengano alla luce i contenuti relativi per esempio alla colpa, alla rivalità fraterna, alla dipendenza dalle figure di riferimento, all'aggressività.
Non voglio rinnegare il mio passato; ho subìto per molto tempo il fascino dell'impalcatura psicoanalitica ortodossa. Tuttavia, non sento più di appartenere a quest'universo, difeso anche a costo di sacrificare ogni barlume di criticismo e senso della realtà.
Soffro di un male raro, che spaventa; sono malata di flessibilità e ciò mi costringe ad accettare l'eventualità di ponderati cambiamenti di fronte.

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