Ancora un affondo nel mondo dei Disturbi di Personalità; in questo caso ci immergiamo nella dimensione del Disturbo Evitante di Personalità (DSM-IV-TR, gruppo C: ansioso/timoroso), una condizione morbosa che presenta qualche analogia con il Disturbo Schizoide di Personalità, argomento trattato nel precedente articolo.
Dal punto di vista della definizione, tutti sapremmo indicare il significato del termine "evitare": sfuggire/astenersi da-, fare a meno di-, scansare, cercare di non incontrare qualcosa o qualcuno e via così. Da psicologi in erba verrebbe poi spontaneo generalizzare quanto detto ad un individuo che soffre di una psicopatologia che ne assume la denominazione; corretto in parte. Proviamo a contestualizzare.
L'evitante si sottrae alle relazioni interpersonali e vive nell'impossibilità di condividere, di appartenere. Ha un'idea di se stesso come persona incapace ed incompetente in ambito sociale, convincendosi di essere predisposto ad esperienze di rifiuto ed umiliazione. Per intenderci, ha una paura fottuta di sbagliare, di ricevere feedback negativi dall'altro, di manifestare le proprie ansie, un po' di rossore, un imbarazzo schiacciante. L'ambito lavorativo è primariamente compromesso, in quanto la persona tende ad eludere i ruoli di responsabilità, ridimensionando aspettative ed ambizioni. Mentre lo schizoide è "oggettivamente" incapace di costruire relazioni stabili (non che ne sia interessato), i desideri dell'evitante sono globalmente direzionati all'appartenenza ed all'accettazione che derivano dal contatto con l'Altro significativo. Il pensiero è centrato su convinzioni del tipo «non ti posso lasciar avvicinare a me perché scopriresti quanto io sia inadeguato, inetto, ridicolo». Non a caso, è l'evitamento (emotivo, comportamentale e cognitivo) lo strumento adattivo di cui si serve il paziente affetto da Disturbo Evitante di Personalità per non incorrere in situazioni in cui vi sia in gioco, anche solo potenzialmente, la dimensione del giudizio. Infine, la disforia sembra essere la componente emozionale centrale, primaria; una sorta di ansia mista a tristezza.
Devo rinunciare agli obiettivi di vicinanza e condivisione in cui tanto spero, benché questo mi distrugga. Vorrei confidarmi, credere che il mio parere possa interessarti, accettare la contraddizione come eventuale e possibile traguardo. Vorrei farcela, davvero.
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